
Ieri sera una corsa veloce nel cuore della notte, 330 kilometri da mangiare alla velocità dei 130, le nostre giacche incastrate tra l'intercapedine e l'abitacolo da carico angusto e caldo. Luci di città e di campagna che ci sfilano dal freddo della superficie dei finestrini, accompagnate dalla musica e dalla nostra solita confidenza notturna; anni di comunicazione ridotta dalla distanza sono stati riguadagnati: chiarimenti, sfoghi, sesso, viaggi, tutto come sempre, con la sola persona con cui i cancelli dell'indifferenza e della riservatezza sembra non siano mai esistiti. Il fumo della Stalingrado d'Italia ci saluta sfuocato dal rosso dei fanalini di coda dei fuggitivi della città; la striscia nera d'asfalto freddo ci porta attraverso la pianura fino alle prime colline e poi giù nella piana del lago. L'emozione strana, la certezza di non vivere più lì mi viene guardando il posto, la porta del box, le cose dentro e poi inquadrando Ale, elemento stonato e sfuocato nel quadro della mia Verona di qualche mese addietro. I pensieri mi corrono ovunque, e come sempre mi portano a qualche kilometro dall'ospedale, ad una casa arroccata sul limite dei campi coltivati, un po' baluardo di qualcosa che avanza contro qualcosa che si spegne; il mio pensiero vola, corre, ti immagina rannicchiata sul divano con la copertina arancione e un suono indistinto di televisione a sottofondo, la luce della cappa accesa. Vorrei poter venire da te senza provare già in anticipo il sapore così amaro del distacco, senza l'incertezza di non rivederti ancora, vorrei un po' non aver mutato quella situazione di equilibrio precario e sbilanciato che era il mio star lì, solo per poterti avere a breve distanza, nella stessa stanza, nella stessa serata, senza doverti immaginare o ascoltare attraverso il mio cellulare tanto tecnologico e poi così inutile nel far passare i sentimenti. Vorrei tante cose; il desiderio di chi ha quando perde e se ne rende conto; ma la moto è caricata, legata, imbavagliata e pronta per non tornare più sulle strade sconnesse e sassose che corrono tra i campi in primavera e nella calura estiva; la moto è fredda e arida agganciata da cinghie ed ai cavi su un furgone nero che corre nella notte incontro alla mia città, nuovamente sulle chiacchiere, leggere e pesanti, di due vecchi amici.
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