venerdì 10 dicembre 2010

Sul Lago, al Sole, al Freddo.

Barca che deriva nel suo mare, barca che da un porto ad uno scoglio attraversa tutto, specchio che, in ofndo, non è più capace di riflettere nulla. Il sole colora d'oro il lago, il vento ghiacciato ne pulisce la superficie fino a farla quasi piatta, quasi tagliente, le montagne si rifugiano nell'immagine dell'acqua azzura e scura al contempo, la mia moto corre veloce sulla riva alberata, punto arancione contro il verde-blu, casco giallo fluo per dare testate al destino; il bavero sbatte furiosamente contro la pelle gelata, le mani lavorano nervose sui leveraggi, le gambe stringono fortissimo il telaio di alluminio e assorbono calore leggero dal cuore bollente della cavalcatura.
Sono qui, sono ancora in piedi, sono forte, sono veloce, ho rimesso il treno sui binari; certo, non tutto è rientrato in carreggiata, ma quello che mi serviva per non scappare più è stato accordato e poco importa se ogni ingranaggio ancora stride e fatica a lavorare come dovrebbe, ho ancora un po' di tempo e ancora un po' di voglia la conservo per quelle cose...c'è sempre tempo per manutenzionare e se poi il meccanismo dovesse anche rompersi, pace, vorrà dire che così doveva essere la mia vita.

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