...così, come sempre, come un'altra di queste sere ho una lettera aperta a fianco, non la chiudo, lascio che le parole filtrino tra le mie dita, che cadano sulla scrivania; sedia rossa, sedia nera. Seguo l'azzurro delle mie vene che corrono dai polsi alle nocche rigonfiando piano la pelle. Fuori dalla mia vita...che gran casino che è sempre tutto, che grande confusione, come un cielo di stelle che non riescono a ritorvare il proprio posto nella volta. Ricordo molto bene la sera prima di venire a Verona, stare seduto alla mia tavola in via Leopardi al 12, scrivere parole su parole sapendo che lo stordimento del giorno dopo sarebbe stato un ulteriore paletto alla mia lucidità. Chissà perchè ci sono anelli circoncentrici che ci tirano verso il basso, verso lo stesso identico basso? Come nuotare per risalire una corrente troppo grande. E' il paradigma della continua ricerca e del continuo, ossessivo, sempre-presente confronto. Stupidi, stupidi, piccoli, piccoli uomini con in testa l'idea di impossibile, una cartolina trasparente da mettersi davanti agli occhi, un paesaggio di conforto da stendere dinanzi alle retine quando le giornate sono troppo grigie e troppo pesanti per essere accolte così come sono.

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